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Uisp sulla Rai: stili di vita attivi contro la sedentarietà

Tiziano Pesce, presidente Uisp è intervenuto al Gr1 Rai delle 13 di lunedì 12 gennaio. Italiani sempre più sportivi ma resta alta la sedentarietà

 

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 erano più di 21 milioni e 500mila le persone a praticare uno o più sport nel tempo libero (il 37,5% della popolazione). Una passione che cresce nel tempo: nel 1995 la quota era ferma al 26,6% e a salire è stata soprattutto la fetta di attivi con continuità. Ciononostante «secondo i dati Oms e Ocse siamo ancora la quarta popolazione più sedentaria tra le economie avanzate. L’80% degli italiani non raggiunge adeguati livelli di attività fisica: solo Turchia, Portogallo e Grecia fanno peggio mentre la Svizzera, migliore in classifica, è al 24 per cento», osserva Matteo Esposito, socio di Pts Sport, una società di consulenza specializzata nello sport, intervistato da Affari e finanza de La Repubblica.

Ne ha parlato l’edizione delle 13 di lunedì 12 gennaio del Gr1: “Corsa, trekking, bicicletta, attività all'aperto: afferma il servizio di Mauro Zanda - dopo lo shock del covid torna a crescere il numero degli italiani che pratica sport nel tempo libero ma l'80% della popolazione è sotto i livelli minimi raccomandati, tanto da confinare l'Italia tra i paesi più sedentari d'Europa con un costo di quasi 6 miliardi l'anno al sistema sanitario”.

Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, ha affermato: “Vediamo crescere negli anni il numero delle persone attive segno che il desiderio di movimento è molto vivo - ha detto Pesce ai microfoni di Radio 1 Rai - eppure il nostro Paese continua a restare molto indietro nelle classifiche europee sulla sedentarietà: questo ci dice che la crescita non basta, se non diventa sistema e cultura diffusa. Io al centro metterei il nuovo settimo comma dell'articolo 33 della Costituzione: la Repubblica riconosce i valori educativo, sociale, di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme”.

ASCOLTA IL GR1 CON L’INTERVENTO DI TIZIANO PESCE

La crescita dei praticanti si riflette sui consumi, favorendo aziende che lavorano in questo ambito o producono strumenti e attrezzature per l’attività sportiva: a livello di vendite, il running vede una crescita intorno al 25 per cento, seguito dal ciclismo con il +10 e l'outdoor a +5 per cento. Cresce il comparto “marine” legato alla strumentazione per le imbarcazioni: anche qui si prevede di crescere dell’11 per cento nel 2026, ma fanno bene anche ambiti come pilates e yoga che balzano in doppia cifra. 

L’economia dello sport risulta essere ancora un mondo molto frammentato, come è frammentata sul territorio la pratica sportiva, con una importante frattura Nord/Centro-Sud dovuta soprattutto all’adeguatezza degli impianti. «Da una parte abbiamo circa 112mila enti sportivi iscritti al Registro delle attività sportive dilettantistiche, con 13 milioni di tesseramenti attivi - prosegue Esposito - Se questo è lo sport “organizzato” c’è poi quella fetta di popolazione, cresciuta in particolare dopo il Covid, che si allena, pratica fitness, si orienta verso il wellness in maniera destrutturata». L’Osservatorio valore sport di Teha - Ambrosetti aiuta a mettere qualche numero in fila: la stima è di una filiera che apporta 26,2 miliardi al valore aggiunto nazionale, circa l’1,4% del Pil italiano. E dopo un decennio di stagnazione, tra il 2021 e il 2023 questo Pil dello sport è salito di oltre 9 punti. 

«Numeri importanti, se inscritti nel paradosso di una pratica sportiva ancora limitata», considera Esposito. E di un sottinvestimento strutturale: una spesa pubblica di 88 euro pro capite (nel 2022) ben sotto i 120 della Germania e i 216 della Francia. Eppure la sedentarietà ci costa quasi 6 miliardi, mentre per ogni sedentario che si attiva risparmieremmo 322 euro di spesa sanitaria.

Fonte: Uisp Nazionale

UISP BOLOGNA
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